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Chiesa romanica di San Vito CREMIA

Il recupero della Chiesa Romanica di S. Vito

Nell’ambito del progetto di recupero e riutilizzo della Chiesa Romanica di S. Vito, è stato possibile riscoprire e restaurare parte degli apparati decorativi che impreziosivano le superfici interne della chiesa, in corrispondenza di elementi architettonici e campiture originali. La restituzione delle superfici decorate a permesso la lettura e l’identificazione e il recupero di superfici decorate a fresco, collocabili alla fine del XV secolo, caratterizzati da soggetti decorativi architettonici: inquadrature, cornici e figure.

L’intervento a seguito criteri di indagine, controllo e conservazione dettati dalle raccomandazioni NORMAL, in particolare la fase di indagine stratigrafica pre-intervento ha permesso la ricostruzione e la mappatura di tutte le zone decorate celate da interventi posticci o di origine meno nobile, consentendo il recupero degli strati di intonaco originale e delle superfici pittoriche. Le operazioni di consolidamento della pellicola pittorica, la riadesione dell’intonaco e la successiva integrazione a neutro delle lacune ha permesso la rilettura corretta delle campiture ritrovate, celate dalle storiche sovrapposizioni succedutesi nel corso del tempo.

NOTE STORICHE

Chiesa Romanica di S. Vito sec. XI – sec. XIII

Il paese di Cremia sorge sulla sponda occidentale del lago di Como, nella regione settetrionale denominata Alto Lario, ed è formata da molte frazioni alle pendici del Monte Bregagno. Tra queste frazioni c’è San Vito, sul lago, dove si trova la chiesa dedicata a San Vito e San Modesto. Vicino a questa chiesa sono stati ritrovati frammenti di vasi, utensili e altri oggetti risalenti al periodo romano. I documenti provano che nel 1172 Cremia era fortificata e aveva un castello sulla sponda del lago, ma non c’è rimasta traccia di queste costruzioni. La chiesetta, situata nella frazione omonima nascosta in parte dalle case che la circondano, era l’antica parrocchiale. Sorse romanica ma fu poi ristrutturata. Della primitiva costruzione romanica rimangono solo il piccolo campanile pendente a bifore e archetti (sec. XI) e una parete con archetti pensili e lesene. Fra il Cinque e Seicento fu aggiunto un secondo e più massiccio campanile, coronato da cupola e da lanterna. Nell’interno, a tre navate ad archi acuti e volta a crociera con cordonature del Quattrocento, spiccano una Madonna attribuita al Bergognone, una tavola firmata da Pietro Martire della Torre di Rezzonico, un affresco dell’ultimo Quattrocento e un tabernacolo in legno dorato. Dopo l’attuale intervento di restauro la chiesa si è arricchita della presenza di un lacerto d’affresco collocato sul fronte dell’arco trionfale, raffigurante una coronazione di Santi, una serie di figure, tra le quali una madonna in trono e una santa Caterina, nella zona absidale, San Sebastiano, San Rocco nella zona presbiteriale, Santa Lucia e Dio padre che regge la croce sui pilastri dell’aula della chiesa. Si tratta di dipinti realizzati a fresco, in particolare, il dipinto raffigurante Santa Lucia riporta la data 1492.

LAVORAZIONI ESEGUITE

INTONACI PIANO DI FONDO e modanato

Le paraste, le cornici e il piano di fondo presentavano ampie ridipinture, deposito superficiale, mancanze, zone di alterazione cromatica (soprattutto ove vi erano reintegrazioni delle superfici);. Alcune aree presentavano distacco dal supporto murario. Alcune aree si presentavano particolarmente degradate a causa di infiltrazione di acque piovane. Qui le patologie riscontrate consistevano in efflorescenze saline, alterazione cromatica e distacco dello strato pittorico e dello strato d’intonaco. Il ciclo di lavorazioni eseguite è stato il seguente: Ricognizione puntuale di tutte le superfici per l’individuazione, mediante battitura a mano, delle zone di distacco dal supporto murario; il consolidamento in profondità per mezzo di iniezioni; rimozione della pittura esistente per mezzo di applicazione a pennello di apposito solvente; accurata lavatura delle superfici con l’utilizzo di acqua; accurata rimozione delle stuccature e rifacimenti; esecuzione di integrazioni puntuali della superficie recuperata con malta appositamente formulata simile all’esistente per composizione, granulometria e colore e posa di apposita rete di sostegno portaintonaco; intonazione pittorica superficiale delle nuove stuccature; stesura a pennello di Tinteggio a velatura a base di calce.

MATERIALE LAPIDEO E STUCCHI (altare centrale, altare laterale)

Paramento campanile – Erano presenti depositi superficiali, fenomeni di disgregazione, croste nere in alcune porzioni di sottosquadro delle cornici della cella campanaria e alcune fratture. La zoccolatura presenta anche alterazione cromatica dovuta all’ossidazione del materiale e al rimbalzo e colatura delle acque piovane o, per l’interno a causa di umidità di risalita capillare e conseguente efflorescenza e cristallizzazione dei sali.

Erano presenti depositi superficiali, fenomeni di erosione e disgregazione soprattutto delle porzioni particolarmente esposte, fratture, mancanze e croste nere in alcune porzioni di sottosquadro.

Le lavorazioni eseguite per il restauro del materiale lapideo sono state la seguenti: pulitura di superfici con detergente; accurato lavaggio delle superfici con l’utilizzo di acqua;  rimozione delle stuccature staccate e loro rifacimento con malta di calce, sabbia e polvere di marmo; compresa la sigillatura delle fratture presenti, Applicazione di consolidante, equilibratura cromatica, applicazione di idrorepellente, rifinitura della pulitura con microaeroabrasione.

AFFRESCHI

Gli affreschi sono stati ritrovati al disotto di vari strati pittorici, compreso uno strato di calce particolarmente tenace realizzato in epoca molto antica, e quindi necessitavano di particolare attenzione nella fase di rimozione delle sovrastesure, adottando miscele di solventi, bisturi e azione meccanica di vibroincisori e microscalpelli. Successivamente, si è potuto procedere con la sigillatura di buchi e fessure, utilizzando sabbia di granulometria e caratteristiche simili all’impasto originale presente nelle aree limitrofe e, come legante grassello di calce in percentuali opportune per la lavorazione. La superficie dei dipinti, è stata pulita mediante applicazione di fogli carta giapponese di grammatura idonea e polpa di carta, applicati sulla superficie interessata mediante l’uso di un pennello bagnato di acqua demineralizzata addittivata di soluzioni a basse percentuali di carbonato d’ammonio e successivi e ripetuti risciacqui con acqua demineralizzata.

COMMITTENTE
Parrocchia di s. Michele arcangelo – Cremia

IMPRESA APPALTATRICE
Restauratore EROS ZANOTTI

REALIZZAZIONE INTERVENTO
Restauratore EROS ZANOTTI

PROGETTISTA E DIRETTORE LAVORI
Dott. Arch. STEFANO BARGELLINI

ORGANO DI TUTELA
Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Milano
Arch. Valentina Minosi

Project Details

Skills : Dipinti murali

© Restauratore Eros Zanotti - Iscrizione albo artigiani n°410910 - Att.ne SOA OS2A Classifica 2° n°10856AL/23/00