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Palazzo Landriani MILANO

Il recupero dei prospetti del Palazzo Landriani

Nell’ambito del progetto di recupero e riutilizzo del complesso denominato Palazzo Landriani, è stato possibile recuperare e restaurare parte degli apparati decorativi che impreziosivano le superfici esterne del palazzo, in corrispondenza di elementi architettonici e campiture originali. La restituzione delle superfici decorate a permesso la lettura e l’identificazione dei vari stili, adottati nelle epoche che si sono succedute dal XV secolo al XIX secolo, caratterizzati da soggetti decorativi architettonici: inquadrature, cornici e figure.

L’intervento a seguito criteri di indagine, controllo e conservazione dettati dalle raccomandazioni NORMAL, in particolare la fase di indagine stratigrafica pre-intervento ha permesso la ricostruzione e la mappatura di tutte le zone decorate celate da interventi posticci o di origine meno nobile, consentendo il recupero degli strati di intonaco originale e delle superfici pittoriche. Le operazioni di consolidamento della pellicola pittorica, la riadesione dell’intonaco e la successiva integrazione a neutro delle lacune ha permesso la rilettura corretta delle campiture ritrovate, celate dalle storiche sovrapposizioni succedutesi nel corso del tempo.

NOTE STORICHE

L’origine del palazzo è imprecisata, ma si ritiene che sia stato riformato all’inizio del Cinquecento. Una tradizione locale attribuisce i lavori al Bramante, che però dal 1498 era a Roma.
 Il lato più lungo del palazzo, seicentesco, risvolta in via Fiori Scuri, mentre il lato più corto su via Borgonuovo è quanto resta della facciata originaria. L’androne sfocia in un portico ad archivolti sostenuto da capitelli rinascimentali scudati, con le insegne degli Aliprandi e dei Landriani (castello con aquila). Il muro di fondo del portico di fronte all’ingresso aveva un affresco a monocromo (ora al Castello Sforzesco), raffigurante due giganti, di cui uno reggeva un planisfero, l’altro lo misurava col compasso.La facciata del corpo minore, all’estrema sinistra di Borgonuovo, è divisa in tre comparti da un doppio ordine di lesene, nel piano inferiore a capitello dorico, cornice a triglifi, terminanti a gocce d’inconsueta lunghezza, che occupano tutta la sottostante fascia dell’architrave. L’ordine superiore termina con una cornice a guisa di capitelli. Lesene, cornici, capitelli, pareti con fini decorazioni pittoriche ormai scomparse. L’autore dell’architettura è secondo il Baroni Cesare Cesariano per via del confronto tra il doppio ordine di pilastrate del prospetto e quello risultante da un disegno del Cesariano nel suo Commento a Vitruvio. Sempre secondo il Baroni, anche i Giganti sarebbero del Cesariano,al quale attribuisce anche il soffitto a volte della Sala terrena. Il palazzo fu comprato nel 1513 da Tomaso Landriani dai Bossi e da lui ricostruito una prima volta. Proprietari successivi del palazzo furono gli Araciel, gli Imbonati, che lo rifecero nel Seicento. Da loro pervenne ai Melzi e ai Salazar, che nel 1880 lo cedevano al Demanio, che vi installò l’Accademia Scientifico-Letteraria. Dal 1959 è sede dell’Istituto Lombardo.

 

BIBLIOGRAFIA:
 DBI, voce Cesariano Cesare 
Ferrari M.L., Zenale, Cesariano e Luini: un arco di classicismo lombardo, in Paragone, n. 211, sett. 1967, p. 26Gatti S., L’attività milanese del Cesariano dal 1512 al 1519 in Arte lombarda, XVI (1971), p. 230 e ss. Mezzanotte-Bascapè, Milano nell’arte e nella storia, 1968, pp. 446-447Ottino Della Chiesa A., La decorazione affrescata di Palazzo Landriani, in L’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere, Milano 1959, pp. 37-38 Suida W., Bramante pittore, nota 205, p. 225

 

 

LAVORAZIONI ESEGUITE

 

NTONACI PIANO DI FONDO E CORNICI

Le paraste, le cornici e il piano di fondo presentavano ampie ridipinture, deposito superficiale, mancanze, zone di alterazione cromatica (soprattutto ove vi erano reintegrazioni delle superfici);. Alcune aree presentavano distacco dal supporto murario. Alcune aree si presentavano particolarmente degradate a causa di infiltrazione di acque piovane. Qui le patologie riscontrate consistevano in efflorescenze saline, alterazione cromatica e distacco dello strato pittorico e dello strato d’intonaco. Il ciclo di lavorazioni eseguite è stato il seguente: Ricognizione puntuale di tutte le superfici per l’individuazione, mediante battitura a mano, delle zone di distacco dal supporto murario; il consolidamento in profondità per mezzo di iniezioni; rimozione della pittura esistente per mezzo di applicazione a pennello di apposito solvente; accurata lavatura delle superfici con l’utilizzo di acqua; accurata rimozione delle stuccature e rifacimenti; esecuzione di integrazioni puntuali della superficie recuperata con malta appositamente formulata simile all’esistente per composizione, granulometria e colore e posa di apposita rete di sostegno portaintonaco; intonazione pittorica superficiale delle nuove stuccature; stesura a pennello di Tinteggio a velatura a base di silicato di potassio.

MATERIALE LAPIDEO E COTTO

Cornice sottogronda, davanzali, zoccolatura – Erano presenti depositi superficiali, fenomeni di disgregazione soprattutto sullo zoccolo, croste nere in alcune porzioni di sottosquadro delle cornici e alcune fratture. Lo zoccolo presenta anche alterazione cromatica dovuta all’ossidazione del materiale e al rimbalzo delle acque piovane.
Cotto lato ‘500 (capitelli, cornicioni, elementi decorativi) – Erano presenti depositi superficiali, fenomeni di erosione e disgregazione soprattutto delle porzioni particolarmente esposte, fratture, mancanze e croste nere in alcune porzioni di sottosquadro.

Le lavorazioni eseguite per il restauro dei materiali lapideo e cotto sono state la seguenti: (zoccolo, cornici)  pulitura di superfici con detergente e sverniciatore; accurato lavaggio delle superfici con l’utilizzo di acqua;  rimozione delle stuccature staccate e loro rifacimento con malta di calce, sabbia e polvere di marmo; compresa la sigillatura delle fratture presenti, Applicazione di consolidante, equilibratura cromatica, applicazione di idrorepellente. (elementi in cotto) – Per tali superfici verranno applicate le seguenti lavorazioni: preconsolidamento superficiale delle zone decoese;  pulitura di superfici con detergente, rifinitura della pulitura con aeromicroabrasione. Rmozione delle stuccature staccate e loro rifacimento con malta di calce, sabbia e polvere di marmo; compresa la sigillatura delle fratture presenti. Applicazione di consolidante, equilibratura cromatica, applicazione di idrorepellente

 

 

AFFRESCHI

Gli affreschi sono stati ritrovati al disotto di uno strato filmogeno realizzato con una resina acrilica, e quindi necessitavano di particolare attenzione nella fase di rimozione delle sovrastesure, adottando miscele di solventi e bisturi. Successivamente, si è potuto procedere con la ricostruzione delle parti precedentemente integrate con malte cementizie tenendo conto della natura del paramento originale, utilizzando sabbia di granulometria e caratteristiche simili all’impasto originale presente nelle aree limitrofe e, come legante grassello di calce in percentuali opportune per la lavorazione. La superficie dei dipinti, è stata pulita mediante applicazione di fogli carta giapponese di grammatura idonea e polpa di carta, applicati sulla superficie interessata mediante l’uso di un pennello bagnato di acqua demineralizzata addittivata di soluzioni a basse percentuali di carbonato d’ammonio e successivi e ripetuti risciacqui con acqua demineralizzata. Le decorazioni ritrovate sul prospetto lato ‘500, sono testimonianza di un impianto scenico ed architettonico costituito da archi, capitelli, cornici ed elementi in rilievo, sullo stile dei palazzi rinascimentali. Vennero realizzati a buon fresco, ed è interessante notare che a distanza ravvicinata è possibile apprezzare la trasparenza e la vivacità e la trasparenza del ductus pittorico, che testimonia precisione e rapidità nell’esecuzione, inoltre in alcuni brani pittorici si notano i segni delle incisioni del disegno preparatorio.

 

ELEMENTI METALLICI

Ferro (griglie delle finestre, elementi a completamento dei balconi) – Gli elementi presentavano le seguenti patologie: depositi superficiali, ossidazione, mancanze nella finitura e ridipintura con smalti di natura sintetica di colore nero. mancanze di parti degli elementi metallici decorativi della balconata su via Borgonuovo. Ferro (griglie delle finestre, elementi a completamento dei balconi,) si è proceduto poi con la pulitura superficiale mediante spazzolatura e scartavetratura; passivazione delle porzioni che presentano fenomeni ossidativi; successiva tinteggiatura a ripresa della colorazione ad imitazione del ferrobattuto esistente.

COMMITTENTE
Comune di Milano

IMPRESA APPALTATRICE
Restauratore EROS ZANOTTI

REALIZZAZIONE INTERVENTO
Restauratore EROS ZANOTTI

PROGETTISTA E DIRETTORE LAVORI
Geom. Maurizio Fagnani, Ing. Maurizio Pecile

ORGANO DI TUTELA
Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Milano
Dott. Arch. Giovanni Battista Sannazzaro

 

© Restauratore Eros Zanotti - Iscrizione albo artigiani n°410910 - Att.ne SOA OS2A Classifica 2° n°10856AL/23/00