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Chiesa di San Martino VEDUGGIO

Il recupero dei prospetti della Chiesa di San Martino Vescovo

Il progetto di resturo del prospetto principale della chiesa di S. Martino Vescovo prevedeva il recupero degli apparati decorativi delle superfici esterne, in corrispondenza di elementi architettonici e 
campiture originali. Le superfici architettoniche prima dell’intervento (modanature,
elementi lapidei, intonaci) risultavano totalmente ridipinte. Tale intervento era stato eseguitoa cavallo degli anni ’80 del novecento e occultava il naturale aspetto del materiale lapideo e dell’intonaco originale con uno strato di tonachino a base di quarzo. La restituzione delle superfici originali, attraverso un attento e selezionato metodo di pulitura e rimozione delle ridipinture, ha permesso la rilettura e l’identificazione dei vari litotipi, sino al recupero dell’intonaco originale, ricostruendolo fedelmente laddove risultava lacunoso o totalmente mancante e riconsegnando la corretta lettura dei soggetti decorativi architettonici: inquadrature, cornici e statue a tuttotondo.

Chiesa Parrocchiale di S. Martino Vescovo – XVII/XVIII sec.

NOTE STORICHE (a cura del progettista: dott. Arch. Mauro Sanvito)

Il terribile morbo della peste del 1630 fece vittime ovunque, anche in Veduggio; tra queste ci fu un certo Ambrogio degli Agostoni, il quale, nelle sue ultime volontà, lasciava eredi il parroco di Veduggio, don Maurizio Mauri, e la scuola del SS. Sacramento di alcune pertiche di terreno.
Si può pensare che forse da qui sia sorta l’idea di costruire una nuova chiesa. La vecchia chiesa risultava inoltre insufficiente a contenere l’accresciuto numero di fedeli e versava condizioni tali da risultare cadente.

Pertanto si chiamò Francesco Maria Richini, distinto architetto milanese, una delle maggiori personalità dell’architettura seicentesca lombarda, al quale si affidò il compito di eseguire il disegno del nuovo tempio; si era nel 1642, data che si può quindi ritenere l’inizio lavori.
Promotrice della nuova costruzione fu la nobile famiglia Cazzulani.

A tale scopo si formò un comitato, composto quasi per intero da sacerdoti, tra cui don Domenico Cazzulani, “…..pio benefattore che si prese cura della costruzione dalle fondamenta di questa chiesa”, il quale risultava esserne il tesoriere.
I lavori però procedevano molto lentamente, tanto che nel 1683 il tempio non risultava ancora ultimato.
Don Cazzulani muore il 29 maggio 1684 e, nel suo testamento, lascia scritto: “Ho disposto e dispongo che siano date 600 libbre imperiali alla venerabile fabbrica della chiesa di S.Martino in Veduggio e che sia sciolto l’impegno ogni anno, dal giorno della mia morte in avanti, finché la detta chiesa non sia portata a termine, secondo la fabbricazione incominciata e i disegni esistenti”.

Don Cazzulani fu sepolto presso i cancelli della cappella dedicata alla Vergine e, nel 1744, sopra la sua tomba fu posta una lapide a perpetua memoria del generoso benefattore.
Dopo la morte di don Cazzulani ci si affrettò a terminare la chiesa il più presto possibile, a discapito della costruzione stessa, che risultò poco felice in particolare nella parte del coro.

Nei documenti inerenti la visita pastorale del cardinale Giuseppe Pozzobonelli avvenuta nel 1759, è riportata una dettagliata descrizione della chiesa:
“…sul frontespizio della chiesa, costruita con pietre molto curate ed eleganti, si può leggere la scritta: D. MARTINO TURONENSI EPISCOPO SACRUM. Da una parte e dall’altra della facciata due nicchie ciascuna, per collocarvi quattro statue, che ancora oggi si desiderano”.

LAVORAZIONI ESEGUITE

PIETRA - la pietra molera utilizzata per l’esecuzione di tutti i dettagli architettonici della facciata era in pessimo stato di conservazione e risultava ricoperta integralmente da un film pittorico di natura acrilica. Al di sotto di questo si presentava decoesa, fratturata e con diversi elementi in grave pericolo di distacco (cartiglio). presenza di biodeteriogeni (muschi e licheni).

In fase iniziale si è provveduto ad applicare, a spruzzo o pennello, un biocida in soluzione acquosa rimuovendo dopo il periodo d’azione del prodotto, i biodeteriogeni tramite spazzolatura. le superfici lapidee sono state messe in sicurezza laddove si presentava il pericolo di distacco eseguendo un consolidamento puntuale con perni filettati e iniezioni di resina epossidica. sui pezzi dove si è decisa la rimozione e la ricollocazione per motivi di sicurezza si è eseguita un’applicazione di prodotto consolidante per impregnazione e l’incollaggio in sede, con resina poliestere, dopo aver realizzato i perni di sostegno.Avendo fatto ciò si sono potuti riempire i vuoti con iniezioni di malta di calce idraulica a basso peso specifico esente da sali solubili (PLM).

Un intervento di consolidamento massiccio ha interessato i vasi posti alla sommità della facciata e a livello del primo ordine architettonico che in fase di ricognizione hanno mostrato un movimento oscillatorio importante. Oltre al consolidamento con perni filettati e resina epossidica si è reso necessario un rinforzo strutturale tramite cerchiatura del piede del vaso per dare ulteriore sostegno.

La pulitura è stata effettuata con applicazione di decapante a pennello successivamente rimosso con l’ausilio di raschietti e spatole.La superficie è stata poi sciacquata con acqua e spazzole per eliminare i residui di prodotto oppure, dove possibile, con idropulitrice a pressione controllata.

Le stuccature sono state realizzate con malta premiscelata, appositamente formulata, a base di calce, ed inerti di granulometria e natura compatibile con quella della pietra. L’intervento non ha avuto natura ricostruttiva se non in quelle porzioni dove la soluzione di continuità disturbava la lettura del modellato.

L’equilibratura cromatica ha avuto lo scopo di intonare e armonizzare le parti ricostruite in restauri precedenti, come i capitelli in cemento o le porzioni di pietra sostituita, e creare uno strato di sacrificio ulteriore sulle parti intonacate.

INTONACI - Una volta rimossa la pellicola di pittura acrilica risultavano diversi distacchi e lacune a carico del tonachino.

Dopo la pulitura tramite prodotto decapante che ha permesso di rimuovere la pittura acrilica si è proceduto col lavaggio accurato delle superfici con l’idropulitrice a pressione controllata e la rimozione meccanica dei residui non asportati col primo passaggio. Successivamente si sono ripristinate le porzioni d’intonaco lacunose con malte a base di calce e inerti selezionati e poi ripristinando l’ultimo strato di tonachino con una rasatura atta a restituire continuità alla superficie. Avendo scoperto in fase di indagine che originariamente gli intonaci delle lesene furono realizzati con un impasto colorato si è deciso di non tradire l’idea originale, aggiungendo alla malta a base di calce e sabbia dei pigmenti naturali che hanno conferito a questi elementi un colore simile a quello della pietra. Altro elemento che ne richiamava l’idea erano le incisioni dirette che dividevano le lesene in settori orizzontali a suggerire dei conci, anch’esse riproposte nell’intervento di restauro.

L’equilibratura cromatica di queste superfici è consistita nel riproporre una velatura a tono eseguita con tinte ai silicati, in modo da preservare maggiormente gli intonaci dagli agenti atmosferici.

A conclusione dell’intervento è stato applicato un protettivo silossanico a spruzzo.

ELEMENTI METALLICI - In discreto stato di conservazione, le lacune di colore rivelavano lo strato sottostante di minio. I fenomeni di corrosione, molto contenuti, interessavano per lo più i pennacchi sopra i vasi laterali.

Dopo un’accurata pulitura a secco per mezzo di spazzolini in ferro e ottone sono state integrate le parti corrose con stucco per metalli e ridipinti con un prodotto con funzione passivante e protettiva allo stesso tempo.

 BRONZI (statue e portale) - le statue poste sopra all’ingresso principale presentavano un aspetto di generale offuscamento della superficie e linee geodetiche da dilavamento d’acqua piovana evidenti. Nella cavità sul retro delle sculture erano presenti diversi nidi di piccione e depositi organici (guano).Il portale appariva privo di patina in corrispondenza della zona inferiore, sottoposta ad usura, specialmente sotto le maniglie.

Sulle statue, dopo aver rimosso a secco i depositi di polvere sono stati eseguiti dei test di pulitura acquosa con un detergente neutro ed individuati i tempi di contatto adatti il procedimento è stato esteso a tutte le sculture. La pulitura è stata rifinita per microaeroabrasione con inerte a 200 mesh. La superficie è stata poi trattata con un protettivo idrofobizzante a solvente, che è servito come base per il ritocco pittorico effettuato con lo stesso prodotto caricato con pigmenti naturali. Il ritocco ha interessato solo quelle zone dove la patina superficiale era compromessa dagli agenti atmosferici e dove le linee geodetiche compromettevano la leggibilità dell’opera. L’intervento si è concluso con la protezione superficiale effettuata con cera microcristallina applicata a pennello e tirata a tampone. Per evitare l‘intrusione di volatili è stata posta a protezione del retro delle statue una rete zincata.

Per il portale, dopo un’accurata rimozione dei depositi superficiali a secco e successivo lavaggio con prodotto neutro si è proceduto con l’applicazione del protettivo idrofobizzante a solvente e al ritocco pittorico con pigmenti naturali sciolti nello stesso. Protezione della superficie effettuata con cera microcristallina applicata a pennello e tirata a tampone.

PROBLEMATICHE DI CONSERVAZIONE RISCONTRATE – prospetti laterali

 INTONACIIn buono stato di conservazione, maggiormente quello sud. Mancanze ed esfoliazione del colore in corrispondenza dei pluviali. Fessurazioni diffuse ma di lieve entità su entrambi i prospetti. Il colore si presentava dilavato sul prospetto nord.

 LAVORAZIONI ESEGUITE: (ordine inferiore) lavaggio con acqua, sigillatura delle cavillature con malta a base di calce e polvere di marmo o con fondo minerale ad alto riempimento, applicazione di una mano di fondo uniformante all’acqua a base di resine in dispersione e inerti fini con funzione di ponte tra il vecchio supporto e il nuovo colore, applicazione di colore ai silicati a corpo espressamente formulato prendendo ad esempio la cromia originale.

(ordine superiore) sigillatura delle cavillature con malta a base di calce e polvere di marmo o con fondo minerale ad alto riempimento, applicazione di una mano di fondo uniformante all’acqua a base di resine in dispersione e inerti fini con funzione di ponte tra il vecchio supporto e il nuovo colore, applicazione di colore ai silicati a corpo espressamente formulato prendendo ad esempio la cromia originale.

COMMITTENTE
Parrocchia di s. Martino Vescovo – Veduggio

IMPRESA APPALTATRICE
Restauratore EROS ZANOTTI

REALIZZAZIONE INTERVENTO
Restauratore EROS ZANOTTI

PROGETTISTA E DIRETTORE LAVORI
Dott. Arch. Mauro Sanvito

ORGANO DI TUTELA
Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Milano
Arch. Daniele Rancilio

Project Details

Skills : Architettonico, Sculture in pietra

© Restauratore Eros Zanotti - Iscrizione albo artigiani n°410910 - Att.ne SOA OS2A Classifica 2° n°10856AL/23/00